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DDL Concorrenza – atti societari e sottoscrizione digitale: una semplificazione mancata.

E’ recente la notizia che il Governo ha approvato il disegno di legge per agevolare la concorrenza in alcuni settori (cd. Ddl. Concorrenza).

Il testo del disegno di legge è scaricabile qui: http://www.governo.it/backoffice/allegati/77929-10028.pdf.

A prescindere dalle considerazioni sulle altre misure previste, e dalle varie “rivolte” delle categorie professionali coinvolte, appare incomprensibile la scelta di non semplificare ulteriormente, come già fatto l’art. 36, comma 1-bis, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito in legge 6 agosto 2008, n. 133, le procedure relative ai contratti di trasferimento di quote societarie di S.r.l. (e di costituzione di diritti sulle stesse) e quelli in cui la legge non impone l’obbligo dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata.

A mio personale parere si tratta di un’occasione mancata, dato che una maggior semplificazione delle forme richieste in ambito societario per determinati atti ha sicuramente dei riflessi economici positivi sui soggetti che tali atti pongono in essere.

L’esempio è quello delle Company House del Regno Unito, presso cui oggi è possibile costituire una società a responsabilità limitata con una procedura interamente online, ottenendo l’iscrizione in meno di quattro ore. Anche i successivi adempimenti (passaggi di quote, aumenti di capitale, etc.) godono di una flessibilità e semplicità formale che sicuramente non grava affatto sugli utenti, ed agevola anche il compimento di operazioni tipiche di un’economia in crescita (in particolare di acquisizione di partecipazioni).

Tale discorso si ricollega, indirettamente, anche alla disciplina delle Start Up, la cui valorizzazione in termini di equity costituisce uno degli scopi principali delle loro attività, che gioverebbero sicuramente di una disciplina semplificata per i trasferimenti delle partecipazioni.

Venendo all’esame delle disposizioni approvate dal Governo, l’art. 31 del ddl Concorrenza, rubricato “Sottoscrizione digitale di taluni atti” introduce al primo comma un’ulteriore modalità di stipulazione dei contratti aventi ad oggetto il trasferimento di quote sociali di società a responsabilità limitata; oltre alle usuali forme dell’atto pubblico e della scrittura privata, ed oltre alla possibilità di stipulazione con firma digitale (come previsto dall’articolo 36, comma 1-bis, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito in legge 6 agosto 2008, n. 133) è stabilito che essi possono essere redatti “per atto firmato digitalmente a norma dell’articolo 25 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, dalle parti del contratto”.

Anche il secondo comma di detto articolo, prescrive che “gli atti, le denunzie e le comunicazioni per i quali il codice civile o le altre leggi non prevedano l’obbligo dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata, ivi compresi gli atti di costituzione, modifica e scioglimento delle società semplici, firmati digitalmente a norma dell’articolo 25 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 e sono trasmessi ai competenti uffici del registro delle imprese”.

Orbene, anche volendo sorvolare sulla formulazione grammaticale di tale secondo comma, in cui sembra esserci un’omissione del verbo (o l’aggiunta errata della congiunzione “e” nell’ultimo periodo, il richiamo all’art. 25 del Codice dell’Amministrazione Digitale segna in realtà un passo indietro e non appare in grado di ottenere quelli scopi di liberazione del mercato che il disegno di legge si propone.

Tale articolo, infatti, disciplina la “firma elettronica autenticata” e stabilisce che “Si ha per riconosciuta, ai sensi dell’articolo 2703 del codice civile, la firma elettronica o qualsiasi altro tipo di firma avanzata autenticata dal notaio o da altro pubblico ufficiale a ciò autorizzato.

L’autenticazione della firma elettronica, anche mediante l’acquisizione digitale della sottoscrizione autografa, o di qualsiasi altro tipo di firma elettronica avanzata consiste nell’attestazione, da parte del pubblico ufficiale, che la firma è stata apposta in sua presenza dal titolare, previo accertamento della sua identità personale, della validità dell’eventuale certificato elettronico utilizzato e del fatto che il documento sottoscritto non è in contrasto con l’ordinamento giuridico.

L’apposizione della firma digitale da parte del pubblico ufficiale ha l’efficacia di cui all’articolo 24, comma 2”.

Quindi, invece di semplificare la procedura per gli atti che non richiedono l’intervento del pubblico ufficiale, magari adottando un sistema analogo a quello previsto per il trasferimento delle quote nelle S.r.l., ossia tramite sottoscrizione del contratto con firma digitale, senza l’intervento di un pubblico ufficiale, e successiva trasmissione dello stesso a mezzo di un intermediario abilitato, la norma introduce comunque l’obbligo di far autenticare la firma digitale (o elettronica) apposta su tali atti, così obbligando in ogni caso i soggetti interessati a recarsi da un pubblico ufficiale. Si ricorda , infatti, che l’art. 11, comma 4 del DPR n. 581/1995 prevede che “L’atto da iscrivere è depositato in originale, con sottoscrizione autenticata, se  trattasi di scrittura privata non depositata presso un notaio. Negli altri casi e’ depositato in copia autentica.  L’estratto  e’  depositato  in  forma  autentica ai sensi dell’art. 2718 del codice civile”.

A questo punto, onestamente, c’è da chiedersi quale sia la portata innovativa della norma, se non ribadire la necessità dell’intervento del pubblico ufficiale, sia per il trasferimento di quote societarie – tranne per la sola ipotesi di cui come previsto all’articolo 36, comma 1-bis, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito in legge 6 agosto 2008, n. 133 – sia per gli altri atti in cui in realtà era espressamente prevista la non necessità dello stesso.

Leggendo il testo della norma, e, soprattutto, considerando le finalità del DDL Concorrenza, viene seriamente il dubbio che essa in realtà non sia in linea con gli obiettivi del di tale decreto legislativo. Anche il resto dell’articolo, che prevede la possibilità di trasmettere gli atti agli uffici del registro delle imprese mediante dei moduli standard tipizzati con decreto del Ministro della giustizia di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro dello sviluppo economico, non introduce nulla di nuovo rispetto alla prassi ed alla normativa già oggi in vigore, che vede la possibilità di far depositare i documenti da appositi soggetti accreditati presso le Camere di Commercio.

In tutto ciò l’interprete è portato a chiedersi il motivo per cui non si voglia, finalmente, semplificare tali tipologie di adempimenti, utilizzando strumenti che in alcuni casi sono già adottati (quali la firma digitale o la firma elettronica avanzata) senza necessariamente far intervenire un pubblico ufficiale e modalità di comunicazione, quali la posta elettronica certificata, che altre previsioni stabiliscono quali obbligatorie per imprese, pubbliche amministrazioni e professionisti.

Il DDL Concorrenza avrebbe potuto essere lo strumento per avvicinare in alcune ipotesi il sistema di pubblicità legale italiano a quello di altri Paesi europei, che anche per la maggior semplicità di processi, e relativi minori costi per gli interessati, riescono ad attrarre investimenti ed attività imprenditoriali.

In conclusione è evidente che il DDL Concorrenza sarà un’occasione mancata per una semplificazione che tanto viene auspicata, anche dal Governo stesso, ma che non viene attuata, e ciò non sicuramente per la mancanza di strumenti tecnici idonei, che oggi sono tutti ben disciplinati nella normativa ed utilizzati da gran parte delle imprese e professionisti.

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